Buggiano – Alcuni giorni fa avevamo scritto di un’aggressione avvenuta a Buggiano, in cui erano coinvolti dei ragazzi extracomunitari (tunisini) ed una famiglia italiana. Dalle prime notizie pareva che gli italiani fossero stati aggrediti, invece le cose pare non siano andate così, anzi, parlando con i diretti interessati e con la compagna di uno dei due ragazzi tunisini, che era intervenuta per chiarire le cose, sembra sia avvenuto proprio il contrario.
Dalla loro ricostruzione, emergono i contorni di un’aggressione selvaggia, fatta prima con uno spray e poi con una mazza da baseball, con la quale alla compagna italiana di uno dei due giovani ragazzi, è stato rotto un braccio. E le cose potevano andare molto peggio per lei, se il suo compagno non fosse riuscito a disarmare l’uomo che la stava colpendo, prima che questi le sferrasse un colpo di grazia alla testa con la mazza. Il motivo di tanta violenza? Secondo la donna, artista di fama internazionale, nonché volontaria della locale Pubblica Assistenza Avis di Buggiano, Raffaella Rosa Lorenzo, alla base di tutto c’è un sentimento razzista molto forte.
Per capire meglio l’accaduto abbiamo parlato con la diretta interessata.
Ci spiega cosa è successo?
“Quel giorno il mio compagno Yosri Baya, entrambi volontari della Pubblica Assistenza di Buggiano, e il suo amico Housame stavano andando a prendere l’acqua al fontanello comunale vicino a casa, per arrivarci si passa da un parco con all’interno uno sgambatoio recintato per cani.

Quando Yousri, il mio fidanzato, e Housame stavano prendendo l’acqua hanno notato dei vestiti nel cassonetto della Spiga di grano. Essendo bisognosi, e non conoscendo le leggi italiane visto che sono da noi da pochi mesi, hanno pensato di prendere alcuni di quei vestiti.
A quel punto due donne, madre e figlia, che erano nello sgambatoio dei cani, hanno iniziato a urlare ladri, ma i due ragazzi non hanno replicato, anzi, passando loro vicino, Yosri che è appassionato di animali, si è fermato a fare i complimenti al cane, ma ha ricevuto nuovamente degli insulti.
È rientrato a casa e mi ha chiamato subito, per aiutarlo a chiarire con queste persone italiane, perché non capiva il motivo per cui l’avessero aggredito, non parlando bene italiano”.
Quindi siete tornati insieme allo sgambatoio?
“Sì, l’ho accompagnato allo scambiatore dei cani e siamo stati accolti con una serie di insulti, da una donna bionda. Presumibilmente la figlia dell’altra signora. La discussione ha iniziato ad accendersi, con toni razzisti e la donna bionda, convinta che avessimo rubato i vestiti dalla strada, ha chiamato la polizia”.
Lei che ha fatto?
“Non avevo il telefono per chiamare a mia volta le forze dell’odine, ma non volevo andare via, perché volevo aspettare la pattuglia, che tardava ad arrivare. Nel frattempo gli insulti sono aumentati! A quel punto ho chiesto alle persone che passavano se potevano farmi chiamare i carabinieri, perché essendo noi vicini alla caserma di Buggiano sarebbero magari arrivati prima, ma nessuno mi ha fatto chiamare. Allora ho chiesto a Yosri di andare a prendere i telefoni a casa, anche perché volevo registrare quanto stava accadendo, come ho fatto”.
A quel punto cosa è successo?
“A un certo punto è arrivata una macchina, dalla quale è sceso un uomo che è andato a parlare con, presumo, la figlia allo sgambatoio. Poi la discussione è continuata e loro, compreso il padre, hanno dichiarato di essere razzisti”!
Lei cosa ha fatto?
“Ho fatto presente che volevo aspettare la pattuglia del commissariato e poi avrei risposto tramite i miei avvocati a quanto accaduto”.
Discussione chiusa dunque, avete aspettato che arrivassero le forze dell’ordine, no?
“No, le cose non sono andate così purtroppo. A un certo punto il padre è tornato verso la macchina, anche la madre è entrata in auto. Io ho pensato che stessero andando via, quindi ho fatto una fotografia alla macchina col cellulare, perché comunque volevo aspettare la pattuglia per denunciare il tutto. Nel frattempo la ragazza più giovane, penso sia la figlia della coppia, è uscita dallo sgambatoio e si è prima diretta verso l’auto ma, improvvisamente, si è girata e con una bomboletta ha spruzzato in faccia a me e Yousri un gas al peperoncino, dopodiché mi ha attaccato mordendomi un braccio. Io ed il mio compagno abbiamo cercato di difenderci ma, a quel punto, ho visto il padre della giovane che prendeva una mazza da baseball dalla macchina. In pochi secondi mi ha colpito all’addome. La botta mi ha fatto piegare in due. Poi ha preso la mira e cercato di colpirmi alla testa, ma io in qualche modo mi sono difesa riparandomi col braccio e la violenza del colpo mi ha fratturato il braccio. Quando ero ormai indifesa l’uomo ha provato a sferrarmi il colpo definitivo alla testa ma, fortunatamente, Yosri che nel frattempo si era ripreso dall’attacco con lo spray al peperoncino, è riuscito a bloccare la mazza e ad atterrarlo, peraltro senza colpirlo o fargli male”.
Finita così?
“No, perché la figlia mi ha di nuovo aggredita, rubandomi il cellulare e buttandolo in terra dove lo ha pestato. Ovviamente voleva cancellare le prove di quanto accaduto. Anche il mio fidanzato è stato colpito di nuovo più volte. Io ho provato a cercare e riprendere il cellulare, ma il telefonino è sparito. Poi, di lì a poco, finalmente, è arrivata la polizia insieme alle ambulanze che ci hanno portato in ospedale”.
Ma lei si è fatta un’idea del perché di tanta rabbia e violenza?
“Quelle persone, i nostri aggressori, pensavano che io fossi tunisina come il mio compagno, quindi solo il razzismo può aver innescato tanta violenza. E io, da allora, lo sono moralmente. Sono tunisina, sono africana, sono cittadina del mondo e nessuno ha diritto di toccarmi tanto meno con una mazza da baseball. Lo stesso vale per il mio fidanzato nessuno aveva diritto di ferirlo e colpirlo in quel modo”.
La vicenda è finita, per adesso, al pronto soccorso, dove a Raffaella Rosa Lorenzo è stata riscontrata una frattura alla mano, ma, di certo avrà un seguito legale “pesante” nelle aule di tribunale, dove ogni partecipante all’alterco dovrà rispondere del proprio comportamento. Perché Raffaella Rosa Lorenzo è determinata ad andare fino in fono a questa storia.


