Infuriano le polemiche per il raddoppio dell’inceneritore di Montale

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L'inceneritore di Montale

Pescia – Le decisioni sull’inceneritore di Montale hanno suscitato diverse critiche e prese di posizione, ne riportiamo tre quella del Circolo “Margherita Hack” – Sinistra Italiana Pescia/Valdinievole, quella di Serravalle Civica a firma Elena Bardelli e quella di Rifondazione Comunista.

Foto di repertorio dell’inaugurazione del circolo Margherita Hack

Questa la riflessione del Circolo “Margherita Hack” – Sinistra Italiana Pescia/Valdinievole.

“La Politica dovrebbe essere il sistema che presiede all’organizzazione di una comunità legata a un territorio, coniugando valori e azioni, generalmente in una prospettiva di lungo periodo, individuando finalità e priorità necessarie al benessere della comunità stessa, del territorio e dell’ambiente.

Partendo da questo assunto – spiega la nota del del Circolo “Margherita Hack” – abbiamo analizzato la questione dell’impianto di gestione rifiuti situato nel Comune di Montale, classificato formalmente come “impianto di incenerimento” nei documenti regionali e definito dal gestore “termovalorizzatore” in quanto produce energia elettrica dalla combustione dei rifiuti.
Vogliamo commentare la recente decisione dell’Assemblea dei Sindaci di ATO Toscana Centro che, con Deliberazione del 23.07.2026 n. 15/2026, ha approvato uno scenario gestionale definito “ottimizzato”, che prevede il revamping (ammodernamento) dell’impianto con aumento della capacità fino a circa 100.000 tonnellate annue.

L’impianto di Montale, attivo dal 1978 e più volte ammodernato, continua a svolgere un ruolo nel sistema di gestione dei rifiuti: pur contribuendo alla riduzione del ricorso alla discarica e alla chiusura del ciclo, tuttavia, il progetto del suo potenziamento solleva alcune criticità rilevanti: l’impatto ambientale legato alle emissioni, la distanza tecnologica rispetto agli impianti più avanzati e il rischio di rallentare le politiche di riduzione e riciclo dei rifiuti.
Restano inoltre elementi di incertezza sui costi futuri di dismissione e bonifica, che in casi analoghi possono essere molto elevati e per i quali non risultano sempre disponibili informazioni pubbliche complete circa le risorse accantonate.

In questo contesto si inseriscono anche le posizioni espresse da Eugenio Baronti di Sinistra Italiana, che ha definito il revamping dell’impianto di Montale e le prospettive legate a nuove soluzioni come l’ossicombustione come scelte “intollerabili”, denunciando il rischio di perpetuare un modello impiantistico superato e in contrasto con gli obiettivi dell’economia circolare. Baronti evidenzia come queste decisioni vadano nella direzione opposta rispetto alla riduzione dei rifiuti, al riuso e al riciclo, rafforzando invece una dipendenza strutturale dall’incenerimento.

Il nostro circolo di Sinistra Italiana Pescia e Valdinievole condivide pienamente queste critiche e ritiene che rappresentino un richiamo politico chiaro alla necessità di cambiare paradigma nella gestione dei rifiuti in Toscana.
Da questo quadro emergono alcune considerazioni politiche che il nostro circolo di Sinistra Italiana vuole fare in aggiunta alle criticità sopra evidenziate.
La progressiva evoluzione degli ambiti territoriali ottimali in Toscana ha portato a sistemi sempre più ampi, fino all’attuale ATO Toscana Centro che comprende i territori delle province di Firenze, Prato e Pistoia. Questo ha consentito economie di scala e una pianificazione integrata, ma ha anche comportato che le decisioni strategiche, in particolare sulla localizzazione degli impianti, siano adottate a maggioranza, riducendo il peso delle comunità locali direttamente interessate.
Questo elemento risulta particolarmente critico se associato a un coinvolgimento insufficiente delle comunità nei processi decisionali. L’ATO, pur svolgendo un ruolo tecnico-amministrativo rilevante, dispone di risorse limitate e necessita di una collaborazione strutturata con i Comuni e con i territori coinvolti.
È necessario, secondo Sinistra Italiana Pescia e Valdinievole, soprattutto un coinvolgimento reale e consapevole delle comunità e della politica locale fin dalle fasi iniziali di progettazione, evitando dinamiche decisionali calate dall’alto o giustificate esclusivamente dall’urgenza.

Questa modalità decisionale, già osservata e fatta notare dal nostro Circolo, in altri ambiti come Sanità, accorpamenti nella Scuola e privatizzazioni di servizi pubblici, rappresenta un limite strutturale della governance territoriale. La logica delle decisioni “a babbo morto” non ci appartiene ed è contraria alla Politica come sistema di scelte a lungo termine non legate alla mera gestione delle contingenze.
In una scelta così rilevante come il nuovo piano d’ambito dei rifiuti, sarebbe stato necessario un ruolo più attivo e propositivo delle forze politiche locali, orientato a superare progressivamente il ricorso all’incenerimento, coerentemente con i principi dell’economia circolare.
La politica non può limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma deve programmare il futuro con una visione di lungo periodo, non subordinata al ciclo elettorale.
Le considerazioni del Sindaco di Montale, circa la difficoltà di mantenere gli ideali quando poi ci si và a scontrare con la realtà da amministrare, sono talmente vere quanto ovvie: i partiti politici che sostengono i sindaci alle amministrative devono avere una visione uniforme dei problemi e non diversa a seconda delle circostanze locali.

La gestione integrata dei rifiuti deve prevedere anche l’incenerimento, ma come soluzione residuale, finalizzata alla riduzione della discarica. Tuttavia, il potenziamento di un impianto comporta inevitabilmente la necessità di garantirne l’alimentazione, rendendo difficile considerarlo realmente residuale.

Per questo è fondamentale accompagnare ogni scelta con una strategia di uscita, inclusa la previsione delle risorse per la dismissione e la bonifica. Le incertezze attuali su questi aspetti evidenziano, a nostro avviso, criticità nella programmazione: l’aver intrapreso una strada come quella dell’incenerimento, addirittura andando ora in direzione di un raddoppio della capacità dell’impianto senza prevedere una via di uscita è come imboccare un vicolo cieco e prefigura una responsabilità politica per dolo o colpa grave!

Infine, emerge un problema più generale: la necessità di rafforzare le competenze tecniche, amministrative ed economico-finanziarie della politica, per governare sistemi complessi e interagire efficacemente con soggetti gestori e operatori economici, i cui obiettivi non coincidono necessariamente con l’interesse pubblico, e che invece sono molto preparati in questi ambiti per perseguire efficacemente i propri interessi privati e di profitto.

Per questo chiediamo:

  • maggiore trasparenza sia sul reale impatto ambientale sia sui costi futuri di dismissione e bonifica;
  • un coinvolgimento reale delle comunità e delle amministrazioni locali nei processi decisionali;
  • una pianificazione coerente con gli obiettivi dell’economia circolare, che riduca progressivamente il ricorso all’incenerimento.
    In particolare chiediamo un immediato intervento di tutte le forze progressiste affinché di adoperino nelle sedi opportune per correggere, per quanto possibile, il nuovo Piano d’Ambito prima della sua prossima approvazione.

Come Sinistra Italiana Pescia riteniamo che la transizione ecologica non possa essere solo dichiarata, ma debba tradursi in scelte coerenti e lungimiranti.
Il futuro dei nostri territori non può essere deciso “a valle” delle emergenze, ma costruito “a monte”, con responsabilità, competenza e partecipazione”.

Elena Bardelli

Questa invece la posizione di Serravalle Civica.

“Il 23 luglio 2026 – ha scritto Elena Bardelli – i comuni che fanno capo a ATO Toscana Centro sono stati chiamati a deliberare sul Piano di Ambito 2025-2035, in cui era compreso anche  il progetto di proroga e di raddoppio del termovalorizzatore di Montale.
Il Comune di Serravalle Pistoiese, adeguandosi alla maggioranza, ha votato a favore, ignorando la richiesta dei vari comitati cittadini della zona  che, dopo quasi cinquanta anni di attività dell’impianto, ne chiedono la chiusura a tutela della salute pubblica.
Ci sia lecito fare alcune considerazioni.
L’attuale giunta è arrivata al governo di Serravalle Pistoiese con un programma elettorale che prevedeva, nell’interesse della cittadinanza, la chiusura della Discarica di Fosso del Cassero, in linea con quella che è sempre stato il pensiero di alcuni esponenti di minoranza entrati nella maggioranza consiliare, tra cui figura proprio l’assessore e vicesindaco Alessio Gargini. Soprattutto nella prima campagna elettorale i consensi   di “Uniti per Serravalle” sono stati guadagnati grazie alla contrarietà assoluta all’impianto di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.
Con il passare del tempo però questa presa di posizione è andata progressivamente affievolendosi fino ad essere totalmente dimenticata: basti pensare al parere favorevole espresso nel 2023 al progetto di ridimensionamento della capienza della Discarica, che ha spostato fino al 2033 la cessazione della sua attività.
Capiamo che amministrare un territorio  sia difficile e che entrino in gioco interessi e fattori diversi da districare nei rapporti con le attività imprenditoriali e produttive; ma riteniamo vergognoso cambiare totalmente atteggiamento, avallando in tutto e per tutto gli interessi economici a discapito della salute dei cittadini e contribuendo a tenere in vita un sistema regionale di raccolta e smaltimento rifiuti che non funziona più.
Il voto a favore del raddoppio dell’inceneritore di Montale conferma la palese incoerenza della giunta Lunardi: se la tutela della salute dei cittadini costituisce la priorità, occorre rimanere fedeli a questo principio, sempre, senza se e senza ma, anche quando si tratta di altri comuni.
Riteniamo altresì un comportamento ipocrita e inaccettabile quello di chi, pur avendo fatto determinate scelte, ha il coraggio di continuare a dichiararsi attento alla salute dei cittadini e alla salubrità dell’ambiente”.

Questa invece la posizione di Rifondazione Comunista.

“Il potenziamento dell’inceneritore di Montale non è un semplice “revamping”: è una precisa scelta politica che punta a prolungare la vita dell’impianto e ad aumentarne la capacità, consolidando il ricorso all’incenerimento massivo dei rifiuti proprio mentre si continua a parlare di economia circolare. Non sono bastati anni di impatto inquinante e attentato alla salute pubblica per fare riflettere sulla sua chiusura che la comunità locale ha sempre sostenuto.

La contraddizione è evidente: se davvero l’obiettivo è ridurre i rifiuti attraverso prevenzione, riuso e riciclo, perché investire centinaia di milioni in impianti che, per essere economicamente sostenibili, dovranno essere alimentati per decenni?

Montale non è un caso isolato. Si inserisce in un modello regionale che vede pochi grandi soggetti pubblici, come Alia-Plures e RetiAmbiente, rafforzare la propria presenza lungo tutta la filiera dei rifiuti: dalla raccolta alle discariche, fino agli impianti di combustione. La discarica di Ex Cava Fornace, le partecipazioni in Scapigliato e il progetto dell’ossicombustore di Peccioli raccontano la stessa direzione.

Rifondazione Comunista sa da che parte stare: diciamo con chiarezza che la Toscana non ha bisogno di nuovi investimenti nell’incenerimento, ma di una vera svolta: riduzione dei rifiuti, tariffazione puntuale, riuso, recupero di materia e riciclo. Stiamo dentro tutti i movimenti dei cittadini che contestano le scelte inceneritoriste che bruciano il futuro di questa regione e delle generazioni future.

Le decisioni sul futuro dei territori non possono essere dettate dai piani industriali delle multiutility. Devono tornare sotto il controllo democratico dei cittadini e delle comunità locali.

L’economia circolare, in Toscana come altrove, non si costruisce aumentando la capacità di bruciare rifiuti, ma riducendo progressivamente quelli da bruciare. Ci chiediamo se questa può essere effettivamente la “svolta verde” che sentiamo rivendicare anche a livello nazionale”.

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