Carceri, Logli (PD): “Sconcerto per il dramma della Dogaia e di Sollicciano

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Foto di repertorio

Prato – La consigliera regionale annuncia visita al carcere pratese, prima tappa di una campagna promossa dai Giovani Dem toscani

«Esprimo il mio più profondo sconcerto e dolore per l’ennesima tragedia consumatasi all’interno delle carceri toscane, con la morte del giovane di 26 anni avvenuta all’alba di oggi nel penitenziario della Dogaia a Prato. Un dramma inaccettabile, che segue di pochissimo tempo il decesso del detenuto anziano a Sollicciano».

Lo dice Marta Logli, consigliera regionale della Toscana del Partito Democratico, commentando gli ultimi luttuosi episodi riscontrati nei due istituti di pena.

«Concordo pienamente con la posizione espressa dal Garante regionale dei diritti dei detenuti, Giuseppe Fanfani: siamo di fronte a una vera e propria “mattanza”, a una situazione indegna di un Paese civile. La cronaca quotidiana ci restituisce l’immagine di un sistema penitenziario ridotto a luogo di segregazione e abbandono, ormai drammaticamente distante dal principio di rieducazione e di rispetto della dignità umana sancito dall’articolo 27 della nostra Costituzione. Lo Stato ha il dovere inderogabile di custodire e tutelare la vita di chi è recluso, e non possiamo rassegnarci all’idea che la morte diventi l’unica via di fuga dalla sofferenza».

«Di fronte a questi eventi tragici – prosegue Logli – le istituzioni non possono continuare a voltarsi dall’altra parte o a rifugiarsi nell’indifferenza burocratica. Per questa ragione, al fine di verificare personalmente le condizioni della struttura e di accendere i riflettori su una crisi non più sostenibile, nei prossimi giorni mi recherò in visita ispettiva all’istituto della Dogaia a Prato, dove partirà una campagna promossa dai Giovani Democratici della Toscana. È urgente restituire dignità ai detenuti e a chi lavora all’interno delle carceri, fermando un collasso sistemico che interroga la coscienza di tutti noi. Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando le condizioni di vita nelle sue carceri: in Italia le persone detenute sono abbandonate a loro stesse, non sono sostenute da percorsi abilitanti e rieducativi se non in rarissime eccezioni e rischiano la vita nelle strutture che dovrebbero dare loro un futuro. Noi continueremo a impegnarci per una battaglia di civiltà, perché la giustizia non può essere solo punitiva».

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