Prato – Premesso che molti ambiti territoriali non possono permettersi un’impiantistica sportiva di un certo livello, al contrario talune realtà che la posseggono, non riescono a gestirla adeguatamente, tanto che spesso versano in situazioni di degrado. E visto che molte discipline sia a livello professionistico che dilettantistico ormai non fanno più distinzione dei giorni in cui programmare le competizioni: si gioca indistintamente quasi ogni giorno della settimana, quindi è facile prevedere che su un medesimo “grande impianto” – generalmente di complessa e costosa gestione – è possibile programmare attività per l’intera settimana, con più disponibilità orarie sul medesimo giorno anche per gli incontri casalinghi.
In talune aree territoriali piuttosto sviluppate, come quella pratese e pistoiese, due province fra loro confinanti, che insieme raggruppano una popolazione che si aggira sui cinquecentomila abitanti, crediamo che sia indispensabile adoperarsi per far nascere una condivisa impiantistica sportiva di alto livello, ovvero delle “Cittadelle dello Sport”, soprattutto per soddisfare lo sport di prestazione e spettacolo, dunque con impianti di alta qualità ricettiva (palasport, stadi, piscine olimpiche, ecc.), almeno per quelle discipline dotate già di un’ampia tifoseria.
Tutto ciò permetterebbe anche alle società sportive, specie quelle già operanti nelle massime serie di campionato, di sviluppare una programmazione economico-finanziaria e organizzativa di alto livello per ambire a risultati di eccellenza sia in campo nazionale che europeo.
Per tali motivi, crediamo necessario riunire intorno ad un tavolo di intese, sin dall’inizio dell’azione programmatoria, i diversi attori di sistema, successivamente protagonisti di ogni “singola parte” della progettualità, forse meglio riunite anche in Associazioni Temporanee d’Impresa (ATI) per la progettazione, la realizzazione e la gestione dello stesso impianto.
Tutto ciò non potrà che passare attraverso le competenze e la supervisione della Regione Toscana, delle Province e dei Comuni coinvolti, che dovranno garantire anche che studi d’analisi, progetti tecnici e, soprattutto le realizzazioni si sviluppino in tempi certi.
A tale scopo, data anche l’elevata mole di investimenti finanziari necessari, appare importante ricercare “investimenti privati”, ovvero aziende nazionali e/o estere, interessate a investire nello sport e nel suo complessivo indotto, ricorrendo a modalità afferenti al cosiddetto “project financing” – sollevando gli Enti Locali dall’onere delle spese di progettazione, realizzazione e gestione – per impegnarli solo in più funzionali ruoli di indirizzo e di controllo.
Crediamo che tali “Grandi Impianti d’Area” debbano essere progettati in maniera che:
- possano essere fruibili da più “comunità territoriali” confinanti;
- già in sede di progettazione sia precisata la destinazione polifunzionale; a questo proposito si ribadisce che è importante, che sin dalle prime ipotesi ideative e progettuali, aderiscano i soggetti che progetteranno, realizzeranno e gestiranno l’impianto.
- vengano date in gestione con un bando pubblico a chi ne garantisce l’autosufficienza economica e l’usufruibilità per tutte quelle discipline sportive e società, precedentemente coinvolte dalle rispettive amministrazioni dei Comuni promotori del progetto unitario sovracomunale.
- ci sia una “commissione pubblica esterna”, di vigilanza e controllo, sia per sovraintendere alla buona organizzazione manageriale della struttura, che sulla regolarità per la concessione e l’uso non privatistico e la corretta conduzione economica perché “il bene” si preservi nel tempo e sia al pieno servizio delle comunità e degli sportivi.


