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ATLETICA QUALE FUTURO

Pubblicato il 21 settembre, 2016

PONTE BUGGIANESE - Riflessioni del delegato Cisl pontigiano Remo Benedetti “Sono terminati da ieri i giochi di Rio ed appare evidente lo sconcerto della disciplina agonistica dell'atletica leggera che non porta a casa nemmeno una medaglia di " legno". È da tempo che questa disciplina è abbandonata da tutte le istituzioni sia a livello nazionale che locale sia con finanziamenti che con strutture a livello di base. Manca soprattutto la passione e la volontà, il sacrificio di questi atleti a sottoporsi continuamente a rinunce continue senza alcuna remunerazione. Si tratta di un'attività puramente dilettantistica e se non è supportata da forti società o da corpi militari o paramilitari di stato, questa non sarà capace di esprimersi per il meglio. Anche la scuola, con le sue deficienze di carattere d' avviamento a questa disciplina, ha le sue responsabilità. E poi le amministrazioni locali che danno poco peso a questo sport che è alla base di tutti gli altri sport. E l'organizzazione della FIDAL quale potere assume nell'ambito del CONI? Tutto, secondo me, lascia a desiderare e questi sono i risultati da molto tempo in campo internazionale. Sono un ex atleta del secolo scorso e le cose andavano meglio. Ed allora dov' è questo progresso in questa disciplina sportiva”?


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RIFLESSIONI SUL GIUBILEO

Pubblicato il 07 febbraio, 2016

MONTECATINI TERME - L'indizione del Giubileo della Misericordia ci offre l'occasione di porgere alcune domande a monsignor Luciano Bergamin c.r.l, vescovo titolare di Ottabia e di Nuova Iguaçu (Brasile). Con le sue spiegazioni il prelato ci consente di comprendere meglio questo singolare evento.
Eccellenza, ci può spiegare, a grandi linee, il significato di un Giubileo «straordinario» ?
"L´anno giubilare proviene dalla tradizione ebraica, ed aveva come scopo principale onorare il Signore restituendo ai poveri e a quelli che erano stati spogliati ingiustamente dei suoi beni, soprattutto la "terra" dalla quale, per mezzo dell’agricoltura familiare, ritiravano con dignità e lavoro il necessario per una vita decente. Ma, perché questo succedesse, era necessaria la "conversione del cuore". Senza questa conversione, il resto sarebbe impossibile. Così, di fatto, in tutti i Giubilei della storia troviamo i due elementi indispensabili: la conversione in relazione a Dio e al prossimo e la giustizia egualmente in relazione a Dio ed al prossimo, specialmente al prossimo bisognoso”.
Quale ruolo hanno avuto i giubilei nella storia della Chiesa?
“Cosa ha aggiunto di nuovo Papa Francesco nel Giubileo Straordinario? Il tema della "misericordia". Ci invita a "contemplare" il Signore mostrato dalla Parola viva , nella Bibbia e nella tradizione storica", scoprendo in Lui soprattutto questo atteggiamento essenziale. Il Papa afferma: "Il nome di Dio è Misericordia". D´altra parte, partendo sempre dalle due fonti, esorta l´umanità intera a vivere , nelle relazioni reciproche, lo stesso atteggiamento salvifico che Dio ha verso di noi. È l´ordine di Gesù: ‘Siate misericordiosi come il Padre’".
Papa Francesco ha indetto il Giubileo della Misericordia. Può spiegarcene il significato?
“Una parte della Bolla di Annuncio riflette sopra il tema: "Giustizia e Misericordia" in Dio ed in noi. É una riflessione ricca e pertinente. La pura Giustizia, alle volte è dura, fredda e, quasi insensibile. Deve essere sempre accompagnata dalla tenerezza della Misericordia che è calda, sensibile ed aperta all´infinito. Sappiamo per esperienza che non sempre il ‘legale = la legge per la legge’ è etico e morale. In questo aspetto il documento di Papa Francesco è chiarificatore e splendido”.
Secondo Lei da quali motivazioni hanno indotto il Santo Padre a promuovere questo Giubileo straordinario?
“La pubblicazione di questa Bolla e la celebrazione dell´ Anno della misericordia sono realtà ‘attualissime’, nel piano teologico, pastorale ecclesiale e morale mondiale. Nel teologico, perché questa realtà di Dio era un poco trascurata nella riflessione teologica, mentre è pienamente presente nella presentazione biblica e patristica. Nel piano pastorale e ecclesiale, la Chiesa è chiamata ad annunziare e a mostrare la pratica di questa virtù essenziale. Non è possibile una Chiesa senza la misericordia. Nel piano mondiale, é solo guardare la realtà e percepire quanto manca la misericordia nelle relazioni dentro i popoli e tra i popoli. Le guerre, le stragi, le fughe in massa alla ricerca di vita, la difficoltà dei paesi più sviluppati di accogliere i più poveri, la violenza endemica ecc, sono prove più che sufficienti per capire la opportunità di questo appello del Papa”.

Quali ne saranno gli effetti spirituali per il popolo di Dio?
“Perché un Giubileo Straordinario sulla Misericordia? Perché la realtà concreta della Chiesa e della Umanità lo richiedono. Il Papa nella sua saggezza e sensibilità che gli vengono dallo Spirito Santo e dalla esperienza personale ha avuto la intuizione profetica che bisognava non perdere tempo. Era ed è urgentissima questa necessità dentro e fuori della Chiesa. Certamente, il Papa ha la convinzione che non arriverà facilmente all´anno 2025 (neppure io!). E così per motivi pastorali e personali ha deciso di indire il Giubileo Straordinario. Benedetta intuizione”!

In un periodo difficile come il nostro pensa che sia stato un atto imprudente l'indizione di questo «Giubileo della Misericordia»? Perché?
“Opportuna e preziosa anche la bella riflessione sul Sacramento della Riconciliazione, visto come mezzo e frutto della conversione e che ci porta a un incontro personale e comunitario con Dio e con il prossimo. Cade l´idea di "confessione esattissima dei peccati" e ritorna la prassi di " cambiamento di vita e rinnovo del battesimo" con le sue belle conseguenze”.
Che cosa si sente di suggerire ai cattolici per lucrare pienamente
questo Giubileo? “Qui, in Brasile, la proposta di Papa Francesco è stata accolta con gioia. Basta vedere l´entusiasmo nelle celebrazioni di apertura della Porta Santa nelle diverse Diocesi (questa, un´altra idea meravigliosa del Papa!) e di come si sta organizzando pastoralmente questo fatto. Ma, sono sicuro, che l´Umanità intera ha ricevuto questo progetto con piacere, vedendone la necessità ed urgenza”.
Carlo Pellegrini


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LA RAGAZZA CHE DANZA COI CANI

Pubblicato il 03 febbraio, 2016

PONTE BUGGIANESE - Esistono tante razze di cani ed ogni bestiola ha il suo carattere e le sue particolari specificità. Qualcuno pensa addirittura che esistano cani “cattivi” ma non c’è niente di più sbagliato. Generalmente un comportamento aggressivo dell’animale è colpa dell’uomo. Del padrone che pensa di come sapersi approcciare, magari sbagliando molte procedure (perché ogni cane è diverso) oppure di addestratori che antecedentemente sono intervenuti nel modo non corretto per quel tipo di cane. Di cani “problematici” dunque, per svariate ragioni, ne esistono tanti, ma nessuno è irrecuperabile. Lo dimostra quello che ottiene Catia Maltagliati. Cerchiamo di capire cosa fa questa giovane, come lo fa e che risultati è riuscita a raggiungere. Ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro? “Prima di tutto facciamo una premessa: non è un lavoro! Io svolgo la mia attività, al momento, solamente per passione, ma spero che in futuro diventi un vero e proprio lavoro. Detto ciò, io mi occupo di educazione e rieducazione comportamentale su tutti i tipi di cani, di razza e non. Per tutte le problematiche del cane, dalla fobia all’aggressività”. Quindi non addestri i cani per la difesa personale? “No, il mio approccio è diverso. Mi occupodi educazione di base e rieducazione comportamentale inserendo anche una piccola base di obbedienza. Ultimamente sto seguendo un corso da Grazia Gilardi riconosciuto dalla scuola E.R.A.”. Ti impegna molto la tua attività? “Si perché seguo diversi allevamenti di Pittbull e Bullmastiff sparsi lungo tutto lo stivale. Oltre a queste razze citate mi piace molto occuparmi dei Molossi ma, in definitiva, con cani di ogni tipo che ha bisogno di un aiuto”. Come ti è venuta questa passione? “Fin da piccola sono cresciuta in mezzo alla natura ed ai cani poi, da grande, ho iniziato a fare volontariato nei canili e poco alla volta la passione mi ha guidata nel trasformare una cosa che mi piaceva fare in una passione ‘viscerale’ prendendo inizialmente l’attestato ENCI. In seguito sono stata chiamata da Claudio Mangini che è il capostipite della scuola E.R.A. che mi ha messo in contatto con un’istruttrice, Grazia Gilardi, con la quale ho iniziato adesso a fare il corso base per poi un giorno intraprendere, forse, il metodo dei cani tutor”. Ci vogliono doti particolari per fare questo cosa? “Come per tutte le attività si può e si deve studiare ed imparare molto, tuttavia essere naturalmente dotati e fondamentale per ottenere risultati. Se non ci sono a monte delle particolari doti, in questo campo lo studio non basta di certo”. Ci fai un esempio di come comportarsi di fronte ad un cane? “La cosa principale che bisogna saper fare è leggere il cane e la sua postura corporea, in base a quella bisogna assumere a nostra volta una postura adeguata e poi impostare tutto il trattamento su due fasi alternate, quella della pressione e del rilascio. Se si nota che la pressione, per il cane, è troppa bisogna allentare la tensione. Tutto il trattamento viene gestito sulla lettura del cane e saper intervenire nel modo appropriato”. Si possono vedere da qualche parte i risultati che hai ottenuto? “Si certo, sul mio profilo Facebook (catiamonte) sono visibili tutte le cose che faccio, i cani trattati, i risultati ottenuti ed il percorso compiuto da quando ho iniziato con l’animale fino a quando non l’ho recuperato”. La tua è un’attività pesante mi par di capire, riesci a staccare un po’ ogni tanto? “No non si può staccare, perché comunque anche se non opero sul campo debbo sempre restare a disposizione di chi ha richiesto il mio intervento, almeno telefonicamente, sette giorni su sette. Per me non esistono domeniche o sabati ed inoltre quando mi occupo dei cani debbo sempre essere concentrata al massimo perché, comunque sia, questa resta un’attività che presenta degli aspetti un po’ pericolosi. Può capitare, infatti, di essere morsi” Ma hai mai paura? “No mai. Quando sto col cane sono sempre felice e tranquilla. Come ho detto è quello che mi piace fare, quindi lo faccio serenamente anche se con molta concentrazione”. Quello che fai pare simile al lavoro di uno psicologo, o no? “Si parecchio, ma non solo per quanto riguarda il cane. È vero che in primis devo recuperare l’animale ma in seconda battuta, cosa non meno importante, devo insegnare al proprietario ad andare ad approcciare nel modo corretto con l’animale. Per quanto riguarda il tempo ed i metodi da impiegare per recuperare un cane questi sono variabili, dipendono dalle loro problematiche che, a volte, non sono affatto quelle descritte dai proprietari. Infatti la prima cosa da fare è quella di sottoporre l’animale ad un test comportamentale per capire cosa c’è che non va, dopo inizia la terapia”. Ma fai qualcosa di particolare o segui sempre canoni standard? “Io ho una mia peculiarità, che mi è stata insegnata dalla mia maestra: danzo con i cani. Un Pitbull lo tengo con un dito. Questo perché la condotta deve avvenire sempre attraverso la comunicazione e senza, va sottolineato, cibo.”
Vito Genna


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  • LA RAGAZZA CHE DANZA COI CANI
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L’incremento del PIL italiano registrato dall’Istat (+0,2%) è un po’ come il sordo ‘plof’ che viene percepito al termine di un gran casino di infaticabili annunci, quelli con cui il governo renziano ci ha subissati in questi mesi. Non è una lieve stonatura, è proprio una stecca, ben percepibile peraltro, a fronte del +0,8% registrato persino dalla Grecia. Ormai è chiaro che siamo noi il malato d’Europa, noi e la Francia, come racconta anche il New York Times. Non c’è crescita, e tantomeno un’idea di sviluppo. La politica delle ‘mance’ (gli 80 euro dati alla cieca, gli sgravi fiscali a chi trasforma i precari in diversamente precari ‘, i 500 euro agli insegnanti al posto del dovuto aumento di stipendio, e così via) non ha pagato, non paga, lo dicono le cifre e le cifre oggi sono tutto. Perché se è vero che l’economia si è mangiata la politica – e la finanza, a sua volta, si è divorata l’economia (una cosa che a me, sia detto, non piace affatto) – le tabelle sono l’unica cosa con cui oggi si dovrebbe confrontare un governo, quello di Renzi in primis, che nasce tutto dentro questa logica neoliberista e dentro vi morirà. Così come, se è vero che la comunicazione è tutto, per un premier che conosce SOLO questa modalità di azione, gli annunci pesano come piombo e restano lì, appesi alla nostra memoria quale monito futuro. In questo senso, lo 0,2% si trasforma in una specie di ‘marchio’, di incancellabile brand della presunta politica dell’attuale esecutivo.

Quello 0,2%, peraltro, fotografa il Paese. ‘Il manifesto’ di ferragosto spiega che in quel dato percentuale c’è un calo dell’agricoltura, c’è un piatto andamento dell’industria (Mediobanca nei giorni dell’ubriacatura sulle stabilizzazioni contrattuali ha detto che l’occupazione nella grande industria è calata dell’1,1% nel 2014 e che le previsioni sono le medesime per il 2015) e un tenue aumento nel solo settore dei servizi. Non bisogna affatto meravigliarsene: al nostro Paese manca un piano industriale, non c’è un piano investimenti, né una strategia di sviluppo e si privilegia solo tagliare la spesa pubblica (che in tempo di crisi è una specie di nefandezza) per poter distribuire mance agli elettori e alle categorie sociali. Il risultato di questo scempio è una crescita debolissima, praticamente zero, che mette nei guai Renzi nei confronti della sua richiesta di flessibilità lanciata all’Europa. Ma che lo mette nei guai anche sul piano interno. Oggi Valentina Conte su ‘Repubblica’ fa la conta dei miliardi che servirebbero al premier per mantenere le promesse, per inverare gli annunci, per scongiurare le clausole di salvaguardia, per dare concretezza al piano casa, per tagliare l’Irpef. Sono decine di miliardi di euro. Difficile, dice la giornalista, far quadrare il cerchio dopo il deludente dato Istat sulla crescita del PIL. La legge di stabilità sarà la vera prova del fuoco, altro che le riforme. Lì cadrà l’asino, vedrete.

Sono quasi due anni, difatti, che ne sentiamo e ne vediamo di cotte e di crude da parte del governo: annunci che si accavallano, conti sballati, previsioni che non si realizzano, riforme che si fanno solo se sono di destra, elargizioni a pioggia in prossimità elettorale, crescita tanto annunciata quanto mancata. L’Italia per l’ennesima volta si è raccomandata al parvenu di turno, a chi promette scorciatoie, sogni, miracoli italiani e magnifiche sorti e progressive. È la principale debolezza storica di questo Paese, incapace di diventare maturo, quasi sempre stupidamente incantato dinanzi alle cose della politica. Per questo i piccoli numeri di Renzi a fronte dei suoi roboanti annunci non possono nemmeno considerarsi una sorpresa. Quanto una conferma di una costante storica, la prova che i veri gufi sono loro, e sono loro i primi a ‘tirarsela’ quando annunciano cifre alla cieca e poi restano inevitabilmente sommersi dalle solite, sciocche, minuscole percentuali. Dal 41% allo 0,2, insomma, il passo è breve. Anzi, brevissimo.
Fonte: http://www.nuovatlantide.org/gambero-ovvero-dal-41-allo-02-passo-breve/


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  • Il gambero, ovvero dal 41% allo 0,2% il passo è breve


La politica giusta

Pubblicato il 18 agosto, 2015

di Alfredo Morganti – 18 agosto 2015

A che serve la politica? Perché tentare di risolvere assieme i problemi che ci riguardano, e non da soli invece, individualmente, secondo le attitudini e le fortune personali di ognuno? Perché ritenere che esistano questioni pubbliche, beni comuni, problemi più grandi di un singolo individuo, se poi siamo o ci sentiamo come abbandonati a noi stessi? La vita di Vasile Tusa, rumeno, 38 anni, bracciante a Crotone, apparteneva solo a lui, al suo cattivo destino, oppure da povero bracciante qual era apparteneva anche a tutti noi? Dico ‘apparteneva’ (al passato) perché Vasile è morto per un colpo di calore mentre raccoglieva ortaggi e pomodori, a 3 euro l’ora, per 12 ore, sotto il sole cocente, senza tutele, solo dinanzi al caporale, solo dinanzi al padrone, da povero bracciante qual era. E’ il quarto quest’anno, per lo meno di quelli che si sa.

La politica, dicevo, a che serve se si muore così? Se non si occupa di uomini, e degli ultimi di questi uomini? E a che serve se si ritiene che i meccanismi della finanza contino di più, se si ritiene che gli algoritmi siano la soluzione, se la tecnica e la sua ideologia abbiano più diritti di miliardi di persone, se le cose, le merci, i beni materiali abbiano più significato degli esseri viventi (soprattutto di quelli più poveri)? Io credo che questo sia il tema oggi, non altro. Non la richiesta di piu flessibilità europea da spendere per altre mance, altri sgravi, altre insulse regalie elettorali. Non le ‘crescite’ numeriche, quantitative, tabellari, ancorché scarsine, quasi zero. E nemmeno l’intrattenimento mediatico, o la posa sui social, oppure l’occupazione dei media a qualunque costo.

La vita delle persone, di chi vive esistenze a metà, di chi arranca, di chi si piega nei campi per due soldi e tanta fatica: questa e’ l’unica vera, solida ragione della sinistra. La stessa di sempre. Questa è l’unica politica giusta che conosca. Andatevi a risentire ‘I treni per Reggio Calabria’ di Giovanna Marini, lì c’e’ già tutto, un affresco di idee e di uomini che oggi ce lo sogniamo davvero. Per questo serve un partito, servono dirigenti, donne, uomini, idee, convinzioni, progetti che abbiano il riscatto di questi uomini come unico severo obiettivo. Il resto è noia, direbbe il nostro premier, a partire proprio da lui.
Fonte: http://www.nuovatlantide.org/la-politica-giusta/