PESCIA – La storia ci ricorda che l’8 settembre 1944, con l’arrivo in città delle truppe americane, i fascisti e gli occupanti tedeschi liberarono la città; la guerra dei pesciatini, però, non era ancora finita.
La Linea Gotica, l’ultima poderosa linea difensiva fortificata eretta dall’esercito nazista, passava proprio sui crinali dei monti che dominano la città; era stata eretta per cercare di frenare la corsa delle truppe alleate verso la pianura Padana e i confini orientali del Paese.
Il giorno successivo al loro arrivo in città, la mattina del 9, i carri armati delle truppe alleate aprirono il fuoco; i bersagli erano in collina, nella zona di Vellano e nella sua campagna, dove i nazisti in fuga avevano cercato rifugio.
E dai contrafforti della Linea Gotica, ben presto, arrivò la replica delle truppe germaniche: il 12 e il 13 settembre bersagliarono la città con le loro cannonate, colpendola prima in piazza Mazzini, poi in via di Celle, che era la zona da cui erano partiti i colpi americani.
Le bombe tedesche colpirono nelle vicinanze del Bar Pulter, uccidendo alcuni militari americani e otto civili; fra le vittime borghesi, anche due sfollati che erano arrivati a Pescia in cerca di serenità e sicurezza, e che morirono proprio nel momento in cui si credevano finalmente al sicuro: il livornese Elia Jerusalmi, 41 anni, e il viareggino Giacomo Mosci, 44.
Il giorno seguente, un via di Celle, si registrarono altre sei vittime, tutte pesciatine, fra loro, anche due bambini: Luca Rossi, di 9 anni, e la piccola Miranda Rossi, di appena tre mesi, uccisa dallo spostamento d’aria.
Il 14, finalmente, gli occupanti tedeschi furono costretti a ritirarsi anche dalla montagna pistoiese; poco prima di fuggire, però, l’ultimo misfatto, l’ultimo sfregio: al cimitero di Vellano un gruppo di donne piange le vittime degli eccidi nazisti dei giorni precedenti, una di loro, Giuseppina Sansoni, 51 anni, è sulla tomba del figlio Vittorio, 27, fucilato dagli invasori proprio l’8 settembre a Ponte di Sorana, quando viene falciata da una raffica.
È l’ultima vittima dell’efferatezza nazifascista sul territorio comunale.
Emanuele Cutsodontis


