Matteo Biffoni presenta interrogazione su trasporto sanitario regionale

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Matteo Biffoni

Toscana – Definire un profilo professionale chiaro, riconoscere competenze specifiche e garantire un percorso formativo omogeneo a chi, ogni giorno, opera in prima linea sui mezzi di emergenza-urgenza. Questo l’obiettivo delle quattro proposte di legge sulla figura dell’autista soccorritore all’esame del Parlamento che Matteo Biffoni, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della commissione Sanità, chiede, con una interrogazione, alla Giunta regionale di seguire.

Presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati sono infatti in esame quattro proposte di legge (a firma Cappellacci, Sportiello, Almici e Malavasi) che mirano a disciplinare finalmente questa professione. Lo scorso febbraio è stato adottato un testo base che prevede, tra le altre cose, l’acquisizione della qualifica tramite corsi formativi regionali e l’esenzione per chi ha già maturato almeno 1.500 ore di servizio.

«La Toscana dispone già di una normativa avanzata, la legge regionale 83/2019, che disciplina la composizione degli equipaggi e la formazione degli autisti – spiega Biffoni – Tuttavia, l’evoluzione del quadro nazionale impone una riflessione profonda. Dobbiamo capire come le nuove norme si integreranno con il nostro sistema e, soprattutto, come verranno recepite le istanze delle organizzazioni sindacali, a partire dalla CGIL Funzione Pubblica, che giustamente chiedono il riconoscimento del profilo di interesse sanitario, indennità adeguate e chiarezza sulle responsabilità».

Nell’interrogazione, il presidente della commissione Sanità chiede alla Giunta se stia seguendo l’iter parlamentare e se sia stato attivato un confronto con le realtà operative del trasporto sanitario toscano e con le rappresentanze dei lavoratori.

«Gli autisti soccorritori sono una colonna portante del nostro sistema di emergenza» conclude Biffoni. «Il passaggio a una figura professionale definita a livello nazionale è un atto di giustizia verso questi operatori. È fondamentale che la Regione Toscana sia protagonista in questo processo, valutando preventivamente gli effetti della nuova disciplina sul nostro territorio per evitare zone d’ombra e garantire che l’esperienza maturata da migliaia di volontari e dipendenti non vada perduta, ma venga anzi valorizzata e professionalizzata ulteriormente».

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