ROMA – «Quando un’Azienda Sanitaria consegna il farmaco e quanto necessario per far cessare la vita di una persona sta somministrando la morte di Stato. E’ quello che è successo a “Gloria” (nome di fantasia), che ha chiesto e ricevuto l’aiuto alla morte volontaria. Uno Stato davvero civile non è quello che fornisce la morte e quanto accaduto in Veneto è la tragica conseguenza della sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato che di fatto scavalcò il Parlamento e sta ora portando l’Italia a grandi passi verso il baratro dell’eutanasia. E’ urgente che ci siano da parte di politica, governo e istituzioni risposte forti in favore della Vita e non di morte. Serve maggiore accompagnamento dei malati e degli anziani nella fase finale della loro vita, servono incentivi per gli Hospice e le famiglie di chi soffre e serve sviluppare molto di più le cure palliative, che come sancisce la legge 38/2010 sono un diritto inviolabile di ogni cittadino, ma troppo spesso negato». Così Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus.
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