TOSCANA – Al giro di boa, 46 sedute, 15 proposte di risoluzione presentate all’Aula, 45 audizioni, a due anni e sette mesi dall’istituzione. La commissione istituzionale per il sostegno, la valorizzazione e la promozione delle Aree interne della Toscana, presieduta da Marco Niccolai (Pd), ha appena ottenuto il rinnovo di metà mandato. I numeri e i risultati della commissione sono stati presentati oggi a palazzo del Pegaso. I numeri definiscono lo sforzo prodotto, i risultati sono arrivati, se si considera, in particolare, che la Giunta regionale ha recepito un atto di indirizzo della commissione, una risoluzione con la quale si impegna la Regione a riservare il 30 per cento dei fondi della nuova programmazione comunitaria 2023-27 alle aree interne.
“Si tratta di un potenziale di circa 900milioni, destinato a enti locali e attività produttive dei cosiddetti Comuni interni, ovvero quelli ricompresi nella mappatura nazionale delle aree interne: parliamo di 199 Comuni della Toscana”, ha spiegato Niccolai.
“L’approccio del nostro lavoro in questi primi anni – ha aggiunto Niccolai – non è mai stato ideologico ma improntato alla concretezza. Ad esempio: se è vero che il 30 per cento delle toscane e dei toscani risiede nelle aree interne è giusto che a loro vadano risorse proporzionate”.
Rilevante, più in generale, l’impegno sulle politiche per la montagna, che ha visto un forte incremento dell’apposito fondo, e ha portato alla legge regionale “Custodi della montagna”, promossa con un’iniziativa legislativa consiliare, che “vuole sostenere concretamente tutti coloro che, con il loro lavoro, contribuiscono al presidio ed alla vitalità dei territori montani”.
Per il futuro, infine, Niccolai ha annunciato che la Giunta regionale, su impulso della commissione, avvierà un’attività di scouting finalizzata all’insediamento di imprese manifatturiere, soprattutto artigiani, nelle aree interne.
“Perché i borghi delle aree interne e della montagna – ha concluso Niccolai – non sono una cartolina, solo bella da vedere e magari visitare, ma devono vivere di lavoro e sviluppo sostenibile”.


