Toscana – «La Toscana non sta semplicemente avanzando delle singole richieste, ma propone una vera e propria architettura della resilienza. Grazie all’operato dei nostri Consorzi di Bonifica, abbiamo messo a sistema una strategia da 261,7 milioni di euro, articolata in 26 progetti cantierabili. Un piano solido, condiviso con la Regione, le Autorità di Distretto, l’Autorità Idrica Toscana e l’Ente Acque Umbre Toscane». Lo ha detto il presidente di Anbi Toscana, Paolo Masetti, intervenendo stamani, nella nuova Aula dei Gruppi Parlamentari a Roma all’incontro su “Sicurezza idrica e resilienza dei territori: la proposta concreta dei Consorzi di bonifica” organizzato da Anbi. Un evento nel corso del quale sono state illustrate le progettualità presenti nel Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico (Pniissi), ammontanti a oltre 7 miliardi di euro.
«Non parliamo di intenzioni – ha detto ancora Masetti – ma di impatti misurabili. Puntiamo a portare acqua a quasi 18.000 ettari di nuove superfici irrigue; a risparmiare 1,8 milioni di metri cubi di risorsa ogni anno; a generare un valore economico di 50 milioni di euro annui, a creare occupazione per 360 persone e a produrre energia rinnovabile per abbattere le emissioni di CO2».
Al centro di questa visione ci sono infrastrutture di valenza nazionale. Fra queste, Masetti ha citato il sistema occidentale di Montedoglio distretti 38 e 39 (gestito dal Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno): con un investimento di 39 milioni di euro, questo intervento è fondamentale per servire 2.900 ettari e stabilizzare la Toscana orientale anche in un distretto, quello senese, in cui è attiva un’industria ortofrutticola che oggi attende l’ampliamento delle reti di Montedoglio per compiere il definitivo salto di qualità.
In Maremma, i pilastri della sicurezza saranno l’invaso sul Lanzo e la diga sul Gretano (Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud), investimenti fondamentali per un territorio storicamente fragile. E ancora, nelle altre zone della Toscana: il Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord ammoderna la Lunigiana e la rete storica lucchese per abbattere gli sprechi; il Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno punta su nuovi invasi strategici in Alta Pesa per lo stoccaggio di riserva; il Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno recupera il sistema di gore tra Collodi e Pescia e ripristina la diga Cavalcanti a Volterra; il Consorzio di Bonifica 5 Toscana Costa realizza il distretto “Gora delle Ferriere”, vitale per la produttività costiera;
«Abbiamo scelto simbolicamente e presentato oggi come esempio della nostra azione il progetto per la realizzazione di due invasi collinari nella zona di Pianella, tra i comuni di Castelnuovo Berardenga e Gaiole in Chianti in provincia di Siena – ha detto ancora Masetti – Una risposta concreta agli effetti ormai conclamati della crisi climatica che sta impattando anche sulla nostra regione della nostra azione. Nel cuore del Chianti Classico, mettiamo in campo una strategia integrata da 40 milioni di euro gestita dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, che unisce il recupero delle antiche derivazioni del torrente Arbia a due nuovi invasi collinari. Non si tratta solo di infrastrutture, ma di futura sopravvivenza nel ‘made in Italy’. Attraverso l’irrigazione di soccorso, garantiremo sicurezza idrica a 2.600 ettari di vitigni e oliveti d’eccellenza e a 50 aziende agricole Dop e Igp. È un presidio vitale contro lo stress idrico, l’unico modo per proteggere quegli standard qualitativi che il mondo ci invidia e assicurare il futuro della nostra agricoltura. Completano il piano soluzioni d’avanguardia nell’economia circolare, come il riutilizzo delle acque reflue a Grosseto e in Versilia. Concludendo, il Pniissi deve essere lo strumento che permette ai Consorzi, enti sempre più strategici nella lotta agli effetti del cambiamento climatico, di trasformare questa visione in realtà. È essenziale puntare su strumenti di finanziamento strutturali e continuativi nel tempo. Abbiamo i progetti, abbiamo i numeri e abbiamo la competenza: è importante avere quindi le risorse necessarie per mettere in sicurezza il futuro agricolo e ambientale della Toscana».


