Prato – «Aderisco con convinzione e fermezza all’appello lanciato da Anpi e Aned contro l’iniziativa ‘REmigrazione’ prevista per il prossimo 7 marzo a Prato. Non si tratta solo di una questione di opportunità politica, ma di una necessaria difesa della nostra identità storica e dei valori civili che rendono la Toscana una terra di libertà e accoglienza. Scegliere il 7 marzo per promuovere messaggi di esclusione è un atto di sciacallaggio storico: in quella data, nel 1944, Prato e i suoi lavoratori scrissero una delle pagine più nobili della Resistenza italiana. Migliaia di uomini e donne sfidarono l’occupante nazifascista con lo sciopero generale, pagando con la deportazione e la vita la loro sete di libertà. Strumentalizzare quel sacrificio per alimentare odio e divisione è inaccettabile e profondamente offensivo per la memoria delle nostre famiglie».
Così Matteo Biffoni, consigliere regionale del Partito Democratico, interviene duramente sull’evento annunciato per il 7 marzo a Prato.
Biffoni richiama con forza anche le radici istituzionali della Regione Toscana, evidenziando come l’iniziativa in oggetto sia in aperto contrasto con l’anima stessa dell’Istituzione regionale: «Lo Statuto della Regione Toscana parla chiaro: la nostra comunità si fonda sul riconoscimento dei diritti inviolabili della persona, sulla solidarietà e sull’antifascismo. Siamo la terra che per prima ha abolito la pena di morte e che ha fatto del dialogo interculturale e della pace i propri pilastri. Promuovere la ‘remigrazione’ non significa solo proporre politiche anacronistiche, ma negare quel principio di uguaglianza sancito dall’Articolo 3 della nostra Costituzione e ribadito nel nostro Statuto regionale. La memoria non è un esercizio di stile, ma una responsabilità collettiva – sottolinea l’ex sindaco di Prato – Per questo mi unisco alla richiesta rivolta alla Prefettura di Prato affinché valuti con estrema attenzione l’autorizzazione di una manifestazione che, per contenuti e tempismo, calpesta i valori democratici condivisi. Dobbiamo, invece, moltiplicare le iniziative che rafforzino il dialogo, la memoria storica e il rispetto reciproco. Prato è e resterà una città del lavoro e dell’integrazione, capace di guardare al futuro senza dimenticare chi ha lottato per darci la democrazia. Non permetteremo – conclude – che il fango dell’intolleranza sporchi il ricordo dei nostri martiri del ’44».


