Prato – Da venerdì 5 a domenica 7 giugno 2026prenderà il via la seconda edizione di Seminare Idee Festival Città di Prato, il festival di approfondimento e condivisione culturale ideato e diretto da Annalisa Fattori e Paola Nobile e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana e in collaborazione con la Provincia di Prato (www.seminareideefestival.it).
Nel corso delle tre giornate, 35 relatori e relatrici di diverse discipline – letteratura, scienza, psicoanalisi, filosofia, poesia, moda, costume, musica, sport, spettacolo – si ritroveranno a Prato per approfondire il tema scelto per l’edizione 2026: Desiderio.
Tratto irriducibilmente umano, il desiderio è una forza che attraversa tutte le età della vita, definendo le nostre decisioni, il nostro sistema di valori e le nostre relazioni. Nella sua etimologia – de-sidera, letteralmente “mancanza di stelle” – la parola rivela un vuoto, una distanza che chiede di essere colmata. Il desiderio apre dunque alla scoperta, alla conoscenza, all’incontro con l’altro, alla consapevolezza dei propri limiti.
32 appuntamenti, tutti gratuiti, animeranno in maniera diffusa i luoghi più belli di Prato – dal Teatro Politeama al Teatro Metastasio, dal Museo del Tessuto al Chiostro di San Domenico, dal Giardino Buonamici al Palazzo Datini e al Palazzo delle Professioni. Dialoghi, conferenze spettacolo, reading, laboratori, workshop trasformeranno il centro storico in uno spazio culturale condiviso in cui idee, punti di vista e riflessioni si incontrano e si contaminano, per sfidare positivamente un tempo complesso e in continuo divenire.
«Seminare Idee custodisce in sé un desiderio di cura e di futuro, un’immagine buona che ci rende migliori, come singoli e come comunità. Non è più tempo di chiudersi nella paura, né di sentirsi relegati nell’impotenza. È tempo di uscire, di ascoltare quello che il tempo – non solo il tempo presente, ma ogni tempo – ha da dirci, e respirare insieme l’aria di una ritrovata umanità. L’augurio è che il Festival sia l’occasione per lasciarsi sfiorare, tutti insieme, da questo comune e insopprimibile soffio di vita, per avvertire la grandezza, la dolcezza e il valore dei nostri desideri» dichiara Diana Toccafondi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.
«È solo alla seconda edizione, ma già Seminare Idee occupa un posto importante nel calendario delle manifestazioni culturali di Prato e della Toscana – sottolinea il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. È un festival particolare per come sa investire un’intera città nei suoi spazi più significativi e mettere insieme le più varie discipline e competenze nel segno dell’incontro e della condivisione. Si tratta di un’esperienza da assumere come modello e da cui farsi ispirare anche per altre iniziative, come del resto è nell’auspicio del suo stesso titolo: si seminano idee perché crescano, si traducano in buone pratiche, migliorino la qualità di vita delle nostre città e delle nostre comunità»
«La Provincia di Prato è orgogliosa di sostenere il Festival Seminare Idee, una manifestazione che arricchisce il territorio e rafforza il valore della cultura come bene condiviso. Aprire le nostre sedi a incontri, dialoghi e riflessioni significa contribuire a creare spazi di partecipazione e crescita per la comunità. Il desiderio ci invita a guardare avanti, a immaginare e costruire insieme il futuro. Eventi come questo rendono Prato un luogo vivo, capace di accogliere e generare idee, favorendo connessioni e nuove prospettive per cittadini e visitatori», commentaSimone Calamai, Presidente della Provincia di Prato.
«Indagare le sfumature del desiderio significa anche imparare a riconoscerlo. Non c’è una parola più astratta e nello stesso tempo più concreta. Il desiderio si veste di simboli, che sia un modello ideale di vita, o la spinta verso una forma di conoscenza più alta. Ma è anche una forza ambivalente: può generare cura e legami, oppure sopraffazione e conflitto; può spingerci oltre i confini dell’ignoto, o trasformarsi in ossessione. Al desiderio possiamo sacrificare tutto e forse perdere tutto, ma significa in ogni caso che siamo vivi», concludono Annalisa Fattori e Paola Nobile, ideatrici e direttrici del festival.
IL PROGRAMMA
Spesso ridotto a capriccio, a godimento immediato o a impulso irrazionale, il desiderio è in realtà ciò che muove la vita. Non a caso è la parola chiave della psicoanalisi, che lo considera una forza inarrestabile che attraversa l’esistenza e la apre al possibile. Venerdì 5 giugno, sul palco del Teatro Politeama Pratese, Massimo Recalcati inaugurerà il festival con la lectio Il volto del desiderio.
Per lo psicoanalista il desiderio assume una declinazione etica: non è inteso in opposizione alla Legge, ma è assunto esso stesso come Legge. Il più grande insegnamento della psicoanalisi è che la Legge non è nemica del desiderio ma ne rappresenta il suo fondamento più radicale, perché è solo assumendo la propria vocazione come un dovere che la vita può essere generativa. È il medesimo magistero che attraversa il messaggio di Gesù: chi si sottrae alla chiamata del desiderio per non rischiare di perdere nulla, perderà tutto; chi si spenderà con decisione nel proprio desiderio, invece, renderà la propria vita sovrabbondante.
Da sempre il desiderio spinge il nostro sguardo lontano, verso l’ignoto. A chiudere il festival sarà Occhi al cielo, la lectio che Amalia Ercoli Finzi – pioniera dell’ingegneria aeronautica e figura simbolo della scienza italiana – terrà al Chiostro di San Domenico la sera di domenica 7 giugno.
Iscritta all’università nel 1956, l’anno dello Sputnik, e laureata nel 1961, quando Yuri Gagarin volava nello spazio, ha avuto da sempre le stelle nel suo destino. Conosciuta come “la signora delle comete”, Ercoli Finzi racconta il cosmo con uno sguardo che unisce rigore scientifico e meraviglia, trasformando anche i fenomeni più complessi in narrazioni profondamente umane. È in questo intreccio tra scienza e immaginazione che si rivela il senso più autentico del suo racconto: lo spazio è un infinito orizzonte di desiderio, capace di spingerci a guardare oltre, sempre più in alto.
AL CUORE DEL DESIDERIO: FILOSOFIA E COSCIENZA
Ma che cos’è, davvero, il desiderio? In che modo è definito dal pensiero antico e contemporaneo? Secondo Pietro Del Soldà, filosofo, autore e conduttore radiofonico, quando sono autentici il desiderio e l’amore ci spingono verso ciò che ci manca, ma non per possederlo o dominarlo. Nell’incontro Amore è libertà Del Soldà traccia un viaggio tra filosofia e letteratura indagando i punti critici della nostra vita di soggetti desideranti: il maschilismo, la dipendenza, il narcisismo. Per scoprire che l’amore non è un rifugio, ma uno spazio fragile che ci apre al mondo.
Il filosofo Maurizio Ferraris riflette sul destino del desiderio a partire da una domanda centrale: l’Eros è in agonia, o ha semplicemente cambiato forma? Se c’è una cosa che non ci abbandona mai, è proprio il desiderio, spiega Ferraris nell’incontro L’Eros (non) è morto. Anche nell’epoca delle piattaforme digitali, che sembrano saturare ogni attesa con una risposta immediata, il desiderio non scompare, si riorganizza. Finché c’è un corpo che si espone al mondo, c’è un’anima che desidera. Questo è il segno della nostra irriducibilità a macchina.
Per il fisico Federico Faggin il desiderio non è un semplice impulso biologico, ma una dimensione profonda della coscienza: insieme al volere, orienta le nostre azioni e dà forma a ciò che siamo e a ciò che possiamo diventare. La coscienza è ciò che dà coerenza e unità all’esperienza, una proprietà che Faggin riconduce alla dimensione quantistica della realtà. È proprio questa dimensione a distinguere l’essere umano dalle macchine, che possono calcolare e imitare, ma non possiedono coscienza, né volere, né desiderio. Nella lectio Nessuna macchina potrà mai desiderare Faggin indagherà la forza del desiderio: quella che ci permette di inventare e creare nuove conoscenze.
IL DESIDERIO SI RACCONTA: STORIE E LETTERATURA
Ogni storia nasce da un desiderio rinviato, negato o disatteso, che alimenta una tensione continua tra chi scrive e chi legge. Lo scrittore Paolo Di Paolo nella conferenza Il romanzo? Una macchina dei desideri esplora il legame tra scrittura e desiderio a partire dal grande romanzo del diciannovesimo secolo: da Manzoni, a Balzac, a Flaubert. Quell’educazione sentimentale che dà il titolo a un capolavoro di metà Ottocento altro non è che un imprevedibile allenamento al desiderio.
In letteratura il desiderio contribuisce a plasmare l’immaginario collettivo. Lo dimostra Cleopatra, una delle figure più raccontate – e fraintese – della storia. Tutti la conosciamo soprattutto attraverso il ritratto che ne fa Shakespeare: una seduttrice, non più giovane, coinvolta nelle complesse dinamiche politiche dell’amore. Nell’incontro Seduzione e strategia politica: la lezione di Cleopatra, la scrittrice inglese Natasha Solomons restituisce alla regina d’Egitto la sua complessità: dietro l’immagine dell’ammaliatrice dal fascino esotico emerge la figura di una donna che scelse di usare il proprio corpo come uno strumento consapevole di potere, intelligenza e strategia politica.
Anche la narrazione dei personaggi maschili ha contribuito, nel tempo, a consolidare modelli, ruoli e aspettative. Nel monologo, Dall’Innominato al Bell’Antonio: i maschi di carta,lo sceneggiatore e Premio StregaFrancesco Piccolo rilegge tredici capolavori letterari che, con i loro protagonisti, hanno fondato il mito della maschilità e legittimato la cultura virile. Dall’Innominato di Manzoni, al Principe di Salina di Tomasi di Lampedusa, dal Bell’Antonio di Brancati al partigiano Milton di Fenoglio, fino a Zeno Cosini di Svevo: maschi uguali a sé stessi, furiosi, vigliacchi, gelosi, famelici, tarlati da un desiderio che fa compiere loro i gesti più sciocchi e sconsiderati.
In Chiara, il suo ultimo romanzo, la scrittrice Antonella Lattanzi interroga una forza che attraversa i corpi e le vite come una corrente elettrica: il desiderio di essere amati, di appartenere, ma, soprattutto, di essere visti. Attraverso la storia di Chiara e Marianna il desiderio si rivela insieme motore e abisso: energia che spinge a scegliere e disobbedire, ma anche vertigine che confonde. Nel dialogo Guardami, amami, salvami, insieme alla giornalista Alessandra Tedesco, Lattanzi esplora il desiderio come un’esperienza radicale.
Anche per Nadeesha Uyangoda, scrittrice italofona nata in Sri Lanka, il desiderio è appartenenza, bisogno di riconoscersi in un Paese, in una lingua, in una storia. Nell’incontro Lontano da casa, vicino al cuore riflette sul significato del concetto di “casa” a partire dal suo ultimo romanzo Acqua sporca, candidato al Premio Strega: un affresco familiare al femminile, in cui più che un approdo definitivo, la casa è una tensione irrisolta, che continua a chiamare anche quando ormai si vive lontano. Tra fughe, smarrimenti e ritorni, il desiderio ridefinisce continuamente geografie e latitudini.
DESIDERI IN VERSI
Leggere e scrivere condividono un desiderio: intensificare la vita. In Chi semina libri, fa nascere parole, la poetessa Antonella Anedda, ispirandosi a La Semaison (La Semina) di Philippe Jaccottet, si sofferma sul desiderio che ci spinge alla lettura. Come i semi affidati al vento possono far nascere piante inattese, così le parole generano sempre qualcosa di nuovo. Anedda ripercorre testi diversi, che interrogheranno il desiderio nello spazio che scaviamo ogni volta che leggiamo.
La parola poetica è anche giocosa invenzione. Il festival accoglie i poetry slammer Filippo Capobianco (campione mondiale di Poetry Slam) e Martina Lauretta che, in Una bufala sotto le stelle, portano in scena, con ironia, il rapporto tra linguaggio, immaginazione e realtà. Sul palco la poesia costruisce immagini capaci di modificare il nostro sguardo sul mondo, fino a suggerire che la realtà stessa, a volte, nasce proprio da ciò che scegliamo di raccontare. In una performance incalzante, gli artisti avranno tre minuti, non un secondo di più, per conquistare il favore del pubblico: nessuna musica, nessuna scenografia, solo voce, corpo e verità. Chi vincerà la gara?
IL DESIDERIO CHE CI ABITA: SCIENZA, CORPO E RELAZIONI
Il desiderio si radica nel corpo, nei suoi limiti, nelle sue possibilità. È su questo terreno che si colloca la conferenza del neuroscienziato Gianvito Martino, Vivere per sempre: il sogno di essere immortali. Tutti gli organismi possiedono un’intrinseca capacità rigenerativa, cioè la possibilità di sostituire parti del corpo lese con copie identiche. La rigenerazione – uno dei campi più antichi della biologia – oggi trova nella medicina rigenerativa la sua applicazione più promettente. Esistono le condizioni per immaginare un futuro in cui sarà possibile riparare organi vitali danneggiati – dal cuore ai polmoni, fino al cervello – e modificare per sempre il nostro rapporto con la vita e la morte?
Corpo e desiderio sono al centro del nostro rapporto con gli altri. Nel dialogo L’intimità tra performance e relazione, l’andrologo e urologo Nicola Mondaini e Mapi Danna, scrittrice e podcaster, si riferiscono al corpo come un territorio complesso, attraversato da aspettative, fragilità e pressioni culturali. Mondaini indagherà la verità scientifica del desiderio maschile e della sua medicalizzazione, sottolineando come la cultura della prestazione abbia mutato l’intimità in sfida. A questa prospettiva si affianca lo sguardo di Mapi Danna che racconta il desiderio femminile come un’esperienza trasformativa: un percorso che, nutrendosi di stupore e mistero, nasce dalla conoscenza di sé per arrivare alla scoperta dell’altro.
IL DESIDERIO OGGI: SOCIETÀ, COSTUME, STILI DI VITA
Il desiderio di libertà è forse il più profondo, quello da cui scaturiscono tutti gli altri. E la libertà, le italiane, l’hanno conquistata a pezzi e tardi, quando gli uomini non hanno più potuto fare a meno di riconoscergliela. In 1946-2026: la libertà è ancora un traguardo, la scrittrice e conduttrice televisiva Marianna Aprile ripercorre ottant’anni di storia delle donne in Italia. Ma come stanno oggi quelle libertà che, con tanta fatica, le italiane hanno conquistato? Quella di lavorare, di studiare, di essere retribuite al pari degli uomini, di diventare o non diventare madri, di sciogliere un matrimonio infelice. Una riflessione che guarda al presente per ricordarci come queste conquiste – e i desideri che le sostengono – siano ancora oggi da proteggere e custodire.
Viviamo in un tempo di grandi contraddizioni: da un lato l’indifferenza verso le conseguenze – sociali, politiche ed ecologiche – dei nostri comportamenti, dall’altro il tentativo di immaginare un futuro più sostenibile. La stilista Marina Spadafora – ambasciatrice della moda etica nel mondo – si batte da anni per rendere il sistema della moda più giusto ed equilibrato. In Vestiti belli, vestiti buoni, in dialogo con la giornalista Roselina Salemi, Spadafora muoverà da un’analisi delle logiche del fast fashion, della moda usa e getta e della sovrabbondanza, per invitarci a ripensare – a partire dal nostro guardaroba – il rapporto tra desiderio e consumo.
Dalla moda al cibo con Camilla Baresani, scrittrice e gourmet, che in Desiderio à la carte: perché usciamo fuori a cena racconta l’epopea dei ristoranti e di chi li frequenta. Il desiderio di uscire da casa per mangiare è parte integrante della quotidianità. È un’esperienza gastronomica, estetica, ma soprattutto sociale: vedere e farsi vedere, rendere felici le persone che invitiamo, assaggiare cibi nuovi. Ma quando è iniziato questo desiderio di uscire a mangiare per svago? Come è diventato un desiderio di massa, una forma di intrattenimento collettiva? Tutto ebbe inizio nel XIX secolo con l’avvento della borghesia.
Di tutti i modi in cui è possibile declinare il desiderio, lo sport ne possiede uno universale: sollevare la Coppa del Mondo, il trofeo più ambito e irraggiungibile, sempre sfuggito a fuoriclasse come Platini, Cruijff, Zico e Cristiano Ronaldo. Ogni quattro anni i grandi del pallone rovesciano in campo sogni, paure, ansie e, alla fine della festa, il calcio non è più lo stesso di prima. In Campioni del mondo! il giornalista sportivo Giuseppe Pastore ci porta alla scoperta di un atlante geografico-calcistico in cui si realizza l’utopia dell’uguaglianza assoluta: dal Ghana al Brasile, dall’Irlanda alla Nuova Zelanda, per un mese, ogni quattro anni, tutto il mondo desidera la stessa cosa.
In una società che ci spinge costantemente verso il fare, l’accumulare e il performare, le ragioni della felicità sono spesso orientate all’esterno da noi: successo, soldi, relazioni, riconoscimento. Ma cosa desideriamo davvero? La riflessione di Lama Michel Rinpoche, maestro buddhista tibetano, indica il percorso, intrecciando spiritualità e pratica di vita quotidiana. Ne La felicità, qui e ora, Lama Michel ci invita a rallentare, ad abitare consapevolmente il presente. Forse solo così potremo esaudire uno dei nostri desideri più grandi: quello di avere tempo, per noi stessi e per gli altri.
IL DESIDERIO IN SCENA
Sarà un caso, ma alcune tra le più belle canzoni di tutti i tempi nascono dal desiderio. Da El día que me quieras di Carlos Gardel a Over the Rainbow di Judy Garland, fino a Wish You Were Here dei Pink Floyd, il desiderio sembra sempre cercare una colonna sonora e, attraversando epoche e generi, dà voce alle emozioni più profonde: può essere il desiderio di un bacio, della persona amata, di un amico perduto, di una vita migliore. Nella conferenza spettacolo Ti amo, ti canto, il critico musicale Gino Castaldo esplora le infinite forme sonore del desiderio, anche quelle più inattese, come Imagine, in cui John Lennon osava desiderare un mondo liberato.
Sul palco di Seminare Idee il desiderio si fa sguardo sagace sul presente, sulla società, e su noi stessi. È in questa dimensione che si inserisce l’irresistibile ironia di Valerio Aprea, poliedrico attore di cinema, tv e teatro, protagonista del reading Ridiamoci sopra! Attraverso tre monologhi, raccolti nel libro Il (vero) problema di questo paese, scritto a quattro mani con Makkox, Aprea indaga le diverse declinazioni del desiderio – dell’indispensabile, dell’agognato, del frustrato che è in ognuno di noi. Alle domande della giornalista e conduttrice radiofonica Sara Zambotti, Aprea risponderà alternando storie surreali e personaggi bizzarri, invitandoci a sorridere delle assurdità del mondo che ci circonda e a riscoprire la bellezza di essere umani.
Sarà poi la volta di Luca Bottura, giornalista, autore televisivo e conduttore radiofonico, con la conferenza spettacolo Diario tragicomico di un bambino che sognava la tv, un diario personale e collettivo di come una certa tv ha cambiato la vita dell’autore e quella degli italiani. Bottura, amaro e scanzonato, mette a nudo il suo percorso di autore televisivo con spietatezza e autoironia, raccontando, un episodio dopo l’altro, la perdita dell’innocenza di tutti noi. È il tempo dei “consigli per gli acquisti”, dell’informazione che si piega alla propaganda, di un sistema mediatico che ridefinisce il confine tra realtà e rappresentazione, e che ha cambiato il nostro immaginario lasciando un’impronta indelebile.
Il desiderio in pratica: un workshop di scrittura e una disputa letteraria
Il Festival quest’anno si apre anche alla partecipazione diretta del pubblico, chiamato a mettersi in gioco con le parole. Nel workshop La sintassi del desiderio, Guido Bosticco, docente di scrittura creativa, invita i partecipanti a esplorare il potere trasformativo del desiderio attraverso scritture individuali, letture di gruppo, confronti e sperimentazioni.
Per partecipare al laboratorio, della durata di tre ore, è necessaria la prenotazione su Eventbrite.
L’ora segreta del desiderio è invece il titolo della disputa letteraria dal vivo a cura di Pratosfera, progetto editoriale indipendente: un’arena di storie in cui scrittrici e scrittori in erba saranno chiamati a mettere su carta la propria personale interpretazione del desiderio. Giudicato da una giuria popolare, il racconto vincitore sarà pubblicato su Pratosfera.
Il Festival dedica grande attenzione alle giovani generazioni. Nella sezione Seminare Idee Kids & Teens, a cura della libreria Le Storie della Mippa, non mancheranno, infatti, attività rivolte a bambini e bambine, ragazzi e ragazze (dai 3 ai 14 anni): laboratori di tecnologia a cura di Fondazione Golinelli, di poesia con Chiara Manzan, specializzata nella didattica dell’italiano, e di arte e lettura con Artebambini. E ancora: un workshop di deejay con Luca Piazza, DJ e insegnante, e incontri con Nicoletta Verna, scrittrice, e con l’illustratrice Alice Barberini.
Anche quest’anno, un contributo fondamentale alla buona riuscita del Festival sarà quello dato dai volontari, giovani studenti e studentesse delle scuole superiori e universitari che si metteranno in gioco con energia, passione ed entusiasmo. La squadra dei volontari del Festival, come già nella prima edizione, comprenderà anche i ragazzi e le ragazze del progetto Prato Comunità Educante, insieme a una motivata compagine adulta.
Il Festival si avvale del contributo di Plures.
Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.
Informazioni, programma e accrediti stampa: www.seminareideefestival.it
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